Quattordici euro in tasca.

Quattordici euro in tasca.

Veronica Scano

 

Veronica

Era l’unica cifra possibile. L’unica che non avrebbe tolto nulla alla mia famiglia, nulla alla vita quotidiana, nulla a ciò che già era fragile e necessario. Non c’erano certezze, non c’erano garanzie. Solo un’idea ancora senza forma e una decisione silenziosa: provare.

E in quei quattordici euro c’era già tutto Artmea.

All’inizio non era un brand. Non era nemmeno un progetto.

Era una domanda semplice, quasi scomoda:
si può trasformare la propria vita in qualcosa che abbia senso anche fuori di noi?

Non ho risposto subito. Ho disegnato. Ho scritto. Ho cancellato. Ho ricominciato.

La mia arte non nasceva come prodotto, ma come necessità. Ogni segno era un tentativo di mettere ordine dentro ciò che ordine non aveva. Ogni parola era una forma di resistenza. Ogni immagine era un modo per restare a galla.

Poi è successo qualcosa di piccolo e decisivo: un disegno non è rimasto più su un foglio. È diventato un’idea che voleva uscire.

Con quei 14 euro non ho comprato sicurezza. Ho comprato possibilità.

Una prova di stampa. Un materiale. Una t-shirt. Un primo tentativo.

E da lì, senza rumore, Artmea ha preso una direzione precisa:
l’arte non restava più appesa al muro, ma si indossava.

Non come moda.
Come dichiarazione.

Artmea nasce in un passaggio delicato della mia vita, una fase di trasformazione profonda, in cui ciò che si perde non viene cancellato, ma diventa materia nuova.

Il dolore non l’ho raccontato in modo diretto.
L’ho tradotto.

In colore.
In segno.
In poesia.

E soprattutto in un linguaggio che non chiede permesso.

Nel mio mondo Artmea non esistono discipline separate.

La poesia è il primo impulso.
La scrittura è la struttura invisibile.
La pittura è la forma visibile.

Un pensiero nasce come frase spezzata.
Diventa immagine.
Diventa segno grafico.
Diventa tessuto.

E alla fine diventa qualcosa che una persona può indossare senza sapere che, dietro quella forma, c’era una storia.

Artmea non nasce per spiegare l’arte. Nasce per renderla necessaria.

Non è un brand che decora la vita. È un brand che la attraversa.

Parla a chi non ha avuto sempre stabilità.
A chi ha dovuto reinventarsi.
A chi conosce il silenzio delle ripartenze.

Non dice “guarda quanto è bello”.
Dice “anche questo sei tu”.

Artmea non cerca un pubblico.

Trova persone.

Chi sta cambiando.
Chi sta ricostruendo.
Chi ha qualcosa da dire ma non trova il modo.
Chi sente che l’arte non è un lusso, ma un bisogno.

È un linguaggio per chi vive le cose fino in fondo, anche quando non hanno ancora una forma chiara.

Sono nata a Cagliari nel 1978. Sono cresciuta dentro una linea invisibile fatta di eredità e voce: mio padre Franco Scano , poeta e figura pionieristica del Taekwondo nella Sardegna degli anni Settanta, e la memoria del  mio prozio Francesco Atzeni, scrittore e poeta, a cui è dedicata una piazza a Gonnosfanadiga.

Da questa radice ho imparato che la disciplina e la sensibilità possono convivere.

Sono taekwondoka, illustratrice, poetessa, pittrice, creative artist designer e imprenditrice. Ma soprattutto sono una persona che ha imparato a trasformare la propria interiorità in linguaggio.

La mia vita è stata segnata da assenze profonde: mio padre quando avevo undici anni, e mio marito Ivan a 42 anni, dopo la sua lunga lotta contro la sclerosi laterale amiotrofica.

Non le racconto come ferite chiuse, ma come trasformazioni.

Perché è da lì che ho ricominciato.

Dalla pittura. Dalla scrittura. Dal bisogno di dare forma a ciò che resta.


 Oggi

Accanto a me c’è mio figlio Filippo e un nuovo amore, Luca, che mi sostiene anche nel mio percorso creativo e professionale.

Continuo a costruire Artmea ogni giorno, non come un progetto finito, ma come un organismo vivo.

Artmea nasce così:

da 14 euro in tasca,
da una scelta senza sicurezza,
da una vita che non voleva restare ferma,
da una donna che ha deciso di trasformare il proprio mondo interiore in qualcosa che potesse essere visto, toccato, indossato.

E forse questo è il suo significato più profondo:

non è un brand nato per diventare grande.
È un brand nato per non scomparire.

Veronica Scano

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